DIECI RIGHE E NIENTE PIÙ

Ho riscritto l’inizio di questo articolo almeno tre volte: il primo incipit era troppo malinconico, il secondo troppo sarcastico e nessuno dei due si adattava bene a quello che voglio dire, quindi parto con il tentativo numero tre e spero che sia quello buono.
Ogni volta che l’Italia si lancia in una competizione mondiale, noi tifosi/giocatori/allenatori/appassionati di pallavolo restiamo delusi. Non dalla squadra, sia chiaro, ma dall’assordante silenzio in cui le gesta dei nostri ragazzi sono lasciati.
Negli anni abbiamo affrontato levatacce alle tre di notte, siti streaming in russo, partite trasmesse in differita con tre ore di ritardo e per molto tempo non ci siamo fatti domande: se volevamo seguire la nostra nazionale quello era lo sforzo da sostenere, perché non c’erano altre modalità per poter vedere le partite.
Hanno definito la pallavolo uno “sport minore” e spesso mi sono chiesta quel “minore” a che cosa fosse riferito. Non certo alla passione di chi lo pratica, non certo al numero di tesserati (in Italia solo il calcio ne conta di più), non certo al valore delle persone che ci rappresentano nelle competizioni internazionali.
E quindi mi sono domandata: “minore” per cosa? Forse per il giro d’affari che ci sta dietro, non lo metto in dubbio, ma davvero è solo questo che conta?
Salvo il contributo della Rai che finalmente ha deciso di trasmettere su uno dei suoi canali principali le partite dell’Italia e salvo lo stupendo lavoro dei telecronisti che da anni si impegnano per far sì che questo sport possa essere godibile dal maggior numero di persone possibile, spesso tutto ciò che esula da certe pratiche sportive è lasciato nell’ombra.

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E la cosa che più mi dispiace, da appassionata, è che non si sta parlando del campionato (sul quale si potrebbe comunque fare un discorso, ma che ora lascio da parte), ma della Nazionale. Si sta parlando dei nostri rappresentanti a livello mondiale, di coloro che portano il tricolore nelle massime competizioni e li si sta relegando ad uno specchietto di 2×3 cm dei giornali sportivi più importanti.
Si sta sminuendo e sottovalutando uno dei fiori all’occhiello dello sport italiano, una squadra che nel corso degli anni ha sempre brillato e portato il nostro paese tra i primi del ranking internazionale.
Da un lato, lo ammetto, sono contenta che il nostro sport sia ancora un paradiso protetto: un contesto in cui i giocatori al termine delle partite si fermano a parlare con noi tifosi, dove i bambini di ogni età possono accedere ai palazzetti in totale sicurezza e dove chi vuole vedere delle partite di altissimo livello non è costretto ad aprire un mutuo per pagare il biglietto d’ingresso.
E forse il prezzo da pagare per godere di questo privilegio è quello di restare inesorabilmente ai margini, anche quando la nostra nazionale arriva tra le prime sei del mondo in una competizione che si è giocata tra le nostre mura di casa.
Io spero solo che prima o poi chi di dovere si renda conto che tutti quelli che sono definiti “sport minori” hanno lo stesso valore e la stessa forza di quelli che occupano le prime pagine dei giornali. E spero che chiunque si sia trovato per caso a osservare le gesta dei nostri azzurri, si sia lasciato rapire dalla magia che questi ragazzi hanno sempre regalato a tutti quelli che hanno avuto il coraggio di leggere il giornale a pagina 32, trafiletto in basso a destra, dieci righe e niente più.
Perché forse la pallavolo non è uno sport che fa notizia, ma sicuramente fa sognare.

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Un pensiero su “DIECI RIGHE E NIENTE PIÙ

  1. Quando mi sono resa conto dello spazio che è stato riservato alla pallavolo non solo sui giornali, ma anche nei notiziari in radio e in TV, sono rimasta indignata.
    Il campionato di calcio, appuntamento consueto e regolare di ogni fine settimana, passa in primo piano rispetto ad una competizione mondiale che:
    1. si svolge in Italia (i palazzetti sono pieni, e per fortuna!)
    2. è un evento di calibro internazionale in quanto coinvolge più Stati
    3. è un campionato che ha luogo ogni 4 anni
    4. la Nazionale non è uscita al primo turno, ma anzi, è tra le FAVORITE al titolo

    La mia incredulità è alle stelle e sto facendo di tutto per sensibilizzare chi ancora è rimasto estraneo alle gesta dell’Italia sul seguire le partite, tifare, emozionarsi con i giocatori perchè questo è l’effetto che fanno, anche solo dietro ad una telecamera.

    In quanto alla definizione della pallavolo come “sport minore”, non ho parole e concordo con te sul numero effettivo di praticanti che ha questo sport. Non dispongo di dati certi, ma nella città in cui vivo sono sicuramente molte di più le persone che praticano pallavolo piuttosto che basket o tennis (i quali non mi risultano vengano mai classificati come “minori”).

    Consoliamoci perché, come sostieni anche tu, almeno noi appassionati abbiamo il privilegio di godere di uno sport che ancora non è stato deturpato da dinamiche economiche losche e speculative, anche se non credo che la visibilità di uno sport debba necessariamente portare con sé corruzione e scandalo. E’ che il calcio ci ha abituati male e pensiamo che non possa esserci uno scenario diverso. Che desolazione.

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